Settimana Mondiale del Glaucoma 2020

Dall’8 al 14 marzo 2020 si accendono i riflettori sul glaucoma con la “World Glaucoma Week”, una settimana dedicata alla prevenzione e all’informazione su questa malattia degenerativa che colpisce circa 64.3 milioni di persone nel mondo fra i 40 e gli 80 anni di età. In base alle ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si calcola che in Italia circa un milione di persone ne siano affette, ma una su due ancora non lo sa con il rischio di accorgersene solo quando ormai è troppo tardi. Abbiamo domandato alla Dottoressa Maria Tomei, oculista specialista presso il Poliambulatorio San Raffaele Termini di Roma, di far luce su questa grave patologia e comprendere meglio quali sono gli esami giusti per prevenirla.


Che cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una malattia oculare grave che colpisce il nervo ottico, le fibre nervose che portano il messaggio visivo della retina al cervello vanno incontro a una degenerazione. Rappresenta infatti la seconda causa di cecità al mondo dopo la cataratta. Se non diagnosticato in tempo, il glaucoma porta alla perdita progressiva della vista fino alla cecità. Questo avviene in presenza di una pressione intraoculare (PIO) molto elevata, dovuta alla circolazione dell’umore acqueo all’interno dell’occhio, che danneggia il nervo ottico in modo progressivo e irreversibile. Fra i primi segni di individuazione della malattia l’oculista nota subito il restringimento del campo visivo, con difficoltà a vedere sia di lato sia in basso e in alto, e delle alterazioni della papilla ottica, la testa del nervo ottico.


Quante forme di glaucoma esistono?

La forma più comune del glaucoma è quello cronico ad angolo aperto (80% dei casi). È dovuto a un progressivo restringimento delle vie di deflusso dell’umor acqueo, un ostacolo che causa un aumento della pressione oculare. Il glaucoma cronico colpisce l’adulto dopo i 40-50 anni, si sviluppa lentamente e in genere non presenta sintomi, ci si accorge della patologia solo quando il danno al nervo ottico è già avanzato o irreparabile.

Altra forma di glaucoma è quello cronico ad angolo chiuso (10% dei casi). Questo tipo di glaucoma è dovuto a un’occlusione dell’angolo irido-corneale con rapido aumento della pressione intraoculare. Si manifesta in modo analogo al glaucoma ad angolo aperto, alcuni pazienti hanno arrossamento oculare, disagio, visione offuscata o cefalea. Se non diagnostico rapidamente, può portare alla cecità.

Esistono anche delle forme di glaucoma congenito, in questo caso si hanno alterazioni del sistema di drenaggio fin dalla nascita. L’aumento della pressione determina un aumento delle dimensioni dell’occhio e la cornea può risultare opaca. Pur trattandosi di una forma rara, è una delle cause più frequenti di ipovisione e cecità infantile.


Quali sono i fattori di rischio?

Il glaucoma è una malattia che rientra tra quelle che traggono massimo vantaggio dalla prevenzione per una diagnosi precoce. Bisogna individuare la malattia quando ancora non presenta sintomi particolari: la cecità può essere evitata attraverso la prevenzione. È necessario sottoporsi con regolarità a controlli oculistici, specialmente in presenza di fattori di rischio come:

  • l’età superiore ai 45 anni;
  • la familiarità con soggetti glaucomatosi;
  • il diabete;
  • la miopia elevata;
  • gli episodi di rialzo della pressione intraoculare;
  • i traumi oculari e l’uso di cortisone.

Una semplice visita oculistica è sufficiente a diagnosticare un glaucoma in fase iniziale, l’oculista ha infatti a disposizione diversi esami e metodiche:

  • tonometria per la misura della pressione intraoculare;
  • esame del campo visivo per lo studio funzionale del nervo ottico;
  • tachimetria corneale per il calcolo dello spessore corneale (i pazienti con cornea più sottile hanno una maggiore predisposizione a sviluppare danni da glaucoma);
  • esame OCT (tomografia ottica computerizzata) per lo studio anatomico delle fibre del nervo ottico.

 

Come si cura?

Una volta che il glaucoma viene diagnostica ci si deve curare per tutta la vita, attraverso anche frequenti controlli oculistici. Il primo passo è l’utilizzo di colliri ipotonizzanti che servono a controllare la pressione oculare. Nei casi in cui la terapia farmacologica non sia più efficace si può ricorrere alla laserterapia e infine alla terapia chirurgica per cercare di preservare la capacità visiva. La terapia da seguire verrà stabilita dall’oftalmologo dopo averne  discusso con il paziente colpito da glaucoma.

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