La spirometria: una valida alleata nella prevenzione broncopneumologica

Le malattie dell’apparato respiratorio rappresentano la terza causa di morte, dopo malattie cardiovascolari e tumori. In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, sono circa 2.600.000 le persone che soffrono di Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). L’incidenza è in continuo aumento anche a causa del fumo così come dell’inquinamento atmosferico e del progressivo invecchiamento della popolazione. Fattori che incidono anche sulle malattia infiammatorie croniche delle vie aeree come l’asma, di cui soffrono tra 100 e i 150 milioni di persone in tutto il mondo (dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità).

Con l’arrivo della nuova stagione, e dei rapidi cambiamenti delle temperature, la spirometria gioca un ruolo importante nella prevenzione broncopneumologica.

 

Che cos’è e a che cosa serve

È l’esame più comune per valutare la funzionalità respiratoria. Essa si avvale di uno strumento particolare, lo spirometro, con cui si misurano volumi e flussi respiratori. Permette di misurare quanta aria contengono i nostri polmoni e come questa si muove attraverso i nostri bronchi, valutando se risultano aperti o chiusi da malattie ostruttive.

Con la spirometria semplice, viene misurata quanta aria riusciamo a inspirare ed espirare con uno sforzo massimale e la velocità con cui riusciamo a muoverla. Questo tipo di valutazione rappresenta in genere un primo step della valutazione funzionale respiratoria. In caso di riscontro di anomalie, in genere si procede a una valutazione più complessiva con l’esecuzione di una spirometria completa che permette di misurare anche la quota di aria che rimane nei nostri polmoni dopo un’espirazione massimale.

 

Quando e perché eseguirla?

La spirometria è prescritta da uno specialista qualora vengano rilevati disturbi di tipo respiratorio come tosse secca o affanno, o si sospetti della presenza di una malattia broncopolmonare. L’esame permette di individuare e seguire nell’andamento malattie come l’asma, la polmonite, la BPCO e diverse tipologie di fibrosi. Spesso viene richiesta dal medico curante per il rilascio del certificato agnostico e utilizzata per verificare la presenza di malattie polmonari in persone e lavoratori a rischio, sia come valutazione preventiva che periodica.

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